Incontri ravvicinati con un cyborg (in attesa di…)

In attesa di incontrare e conoscere il primo cyborg della storia, Neil Harbisson, alcune riflessioni sullo sviluppo delle neuro-protesi tra avanzamento tecnologico e ‘questioni’ etiche

 

by Depositphotos

 

Domani sarò ospite al SAS Forum 2017 di Milano e nel pomeriggio avrò l’occasione di sedere al tavolo e scambiare quattro chiacchiere con Neil Harbisson, il primo vero cyborg della storia umana che attraverso un’antenna impiantata chirurgicamente nel cranio (in modo permanente dal 2004) riesce a tradurre in suoni i colori; l’antenna, infatti, gli permette di ‘percepire’ i colori attraverso estensioni sensoriali (in questo caso il suono) senza le quali non potrebbe ‘avvertire/riconoscere’ i colori a causa di una malattia che lo affligge dalla nascita, l’acromatopsia (ossia l’incapacità totale di percepire qualunque colore per via di un ‘difetto’ dei coni, i fotorecettori che, in condizioni normali, permettono all’occhio di adattarsi alla luce, percepire i colori e distinguere i dettagli fini). L’antenna, ormai estensione naturale del corso di Neil, cattura le frequenze della luce che poi, mediante un chip, vengono convertire in frequenze sonore così che il suo cervello possa riconoscerle ‘percependo’ i colori attraverso un senso differente dalla vista ma permettendo che le informazioni giungano ugualmente al cervello.

Neil Harbisson

 

Neil è un artista (pittore, compositore e fotografo) e dice che “la tecnologia non è uno strumento, ma parte di sé grazie alla quale può sperimentare i limiti della percezione umana esplorando l’uso dell’espressione artistica attraverso differenti sensi”. Nel 2010 ha fondato, insieme a Moon Ribas (artista catalana, anch’essa cyborg che ha impiantato nel gomito un sensore – collegato online con un sismografo – che le permette di percepire i terremoti attraverso le vibrazioni in qualsiasi parte dle mondo), la Cyborg Foundation, un’organizzazione internazionale che mira ad aiutare le persone a diventare cyborg, difendendo i diritti dei cyborg e promuovendo il ‘cyborgismo’ come movimento sociale e artistico.

Il perché i due artisti siano arrivati a parlare di ‘diritti dei cyborg’ lo dobbiamo senz’altro all’avanzamento tecnologico, al fatto che oggi le neuroprotesi hanno avuto uno sviluppo così espansivo dal diventare un concreto aiuto per persone con differenti disabilità o affette da malattie gravi per le quali, fino ad oggi, non si sono fatti progressi significativi nel trattamento e nelle cure. Le neuroprotesi sono dispositivi tecnologici connessi direttamente al sistema nervoso di un essere umano e possono fare da ‘lettori’ dei segnali nervosi ma anche da ‘stimolatori’ riscrivendo eventuali funzioni danneggiate. Nelle più sofisticate protesi cosiddette cognitive, per esempio, il dispositivo arriva addirittura a ‘sostituire’, a livello funzionale, aree del cervello compromesse.

Se pensiamo che l’uso delle neuroprotesi potrebbe portare l’uomo ad accrescere i propri sensi (non solo quindi riparando quelli danneggiati ma estendo le capacità umane per esempio nella percezione dei raggi infrarossi o di segnali radio ad oggi non percepibili dall’orecchio biologico), ecco allora che le teorie del transumanesimo (il movimento culturale che sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive con l’obiettivo di migliorare gli aspetti della condizione umana) iniziano a trovare una forma concreta e, con essa, le ‘questioni’ etiche diventano tema di urgente approfondimento e analisi.

Neil Harbisson, Moon Ribas e gli altri ‘attivisti’ della Cyborg Foundation si battono affinché le neuroprotesi – e in generale le ‘estensioni cibernetiche’ del corpo umano – siano considerate come parti stesse del corpo e non come dispositivi aggiunti artificialmente. Secondo Neil, la fondazione non intende ‘riparare’ i sensi delle persone perché non c’è alcuna differenza tra esseri umani con o senza disabilità: “siamo tutti disabili se ci mettiamo a confronto con altre specie: un cane, per esempio, è in grado di percepire gli odori molto meglio degli esseri umani”, dice l’artista il cui obiettivo di fondo è poter estendere le capacità sensoriali degli uomini attraverso sistemi che possano essere riconosciuti come normali parti del corpo.

La fondazione guidata da Neil ha obiettivi culturali ed artistici, ma considerando la veloce corsa dell’avanzamento tecnologico quanto tempo dovremo attendere affinché questi temi non esplodano sollevando non solo le questioni etiche (è giusto o meno estendere i sensi umani) ma anche quelle legali, sociali, politiche ed economiche?

 

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