Automazione tecnologica: non è il caso di allarmarsi

Il McKinsey Global Institute stima che circa la metà della attività lavorative oggi gestite dall’uomo potrebbe essere automatizzato attraverso l’uso delle tecnologie entro il 2050, anno più anno meno… Lo scenario va sicuramente previsto e gestito ma non è il caso di agitarsi!

 

 

Secondo gli studi del McKinsey Global Institute (Mgi) qualsiasi tipo di lavoro sarebbe già oggi, in virtù delle tecnologie già presenti e in suo sul mercato, soggetto ad una automazione parziale. Addirittura, stimano gli analisti (che hanno mappato ed analizzato oltre 2mila attività lavorative svolte in oltre 800 tipologie di occupazione), quasi la metà delle attività che oggi vengono compiute dagli esseri umani potrebbero in realtà essere gestite dalle macchine. A rendere il quadro un po’ più roseo è l’idea che, tutto sommato, solamente il 5% delle attuali occupazioni si presterebbe ad una competa automazione. Insomma, una piccola speranza per l’uomo ancora c’è, a patto che riesca ad eccellere anche in quelle categorie dove si registra un elevato potenziale di automazione: la raccolta dei dati; la loro elaborazione; l’esecuzione di attività fisiche manuali o l’operatività richiesta in attività stabili e ripetitive.

Sebbene è proprio in queste categorie che già oggi si vedono alcuni degli effetti dell’automazione tecnologica, il McKinsey Global Institute stima che ci vorranno decenni prima che questi abbiano una concreta e tangibile ricaduta sulla condizione lavorativa delle persone e sulla produttività economica di un paese (quest’ultima dovrebbe beneficiare di una ricaduta positiva con una crescita media annua tra lo 0,8 e l’1,4%, stima McKinsey). Le motivazioni che dovrebbero quindi farci stare tranquilli ancora per un po’ sono da ricercare in 5 gruppi di fattori:

1) la fattibilità tecnica: partendo dalla mappatura delle 18 competenze specifiche realizzata dall’Mgi [l’istituo americano ha ‘disaggregato’ le occupazioni in differenti attività che le persone svolgono e per le quali sono pagate (2mila quelle identificate); ne è emerso che ciascuna di queste attività richiede una combinazione di 18 differenti abilità e competenze riassunte in 5 gruppi: percezione sensoriale, capacità cognitive, comprensione del linguaggio naturale (Nlp – Natural Language Processing), capacità sociali ed emotive, abilità fisiche – ndr], mentre ci sono ambiti dove le macchine (hardware e software) hanno già raggiunto il livello ottimale di performance delle capacità richieste per svolgere una determinata attività (recupero di informazioni, abilità motorie, ottimizzazione e pianificazione di attività, ecc.), ci sono funzionalità che richiedono uno sviluppo tecnologico superiore, come per esempio la comprensione del linguaggio naturale o le capacità sensoriali avanzate (comprese quelle emotive);

2) il costo dello sviluppo e del rilascio delle tecnologie: l’ingegnerizzazione delle tecnologie atte all’automazione delle attività lavorative richiede capitali di investimento sia sul fronte hardware sia a livelli di software (la destrezza di un robot dotato di braccia e gambe e la sua abilità nel muoversi in un ambiente lavorativo con altri oggetti e persone in movimento è una sfida ancora da vincere);

3) le dinamiche del mercato del lavoro: la qualità delle competenze (nonché la quantità in termini sia di offerta sia di domanda) influisce pesantemente sul mercato del lavoro ed ha impatti molto diversi da paese a paese (ci sono nazioni dove l’elevata offerta di manodopera a basso costo fa venir meno l’esigenza di automazione);

4) i benefici economici: il risparmio sul costo del lavoro è uno dei primi fattori di spinta verso l’automazione tecnologica ma, nelle stime del McKinsey Global Institute, nel lungo periodo i benefici economici derivano da una serie di fattori quali l’aumento della qualità (dei processi in primis ma anche dei prodotti e dei servizi erogati), una più elevata sicurezza (degli impianti, delle persone, delle informazioni, ecc.) – grazie a controlli più accurati e dettagliati – nonché una crescita della produttività e della reddittività;

5) normative e ‘accettazione sociale’: è abbastanza evidente che il passo di adozione delle tecnologie che favoriranno l’automazione della forza lavoro dipenderà sia dal grado di ‘accettazione’ della società (per ora, vige a livello globale un forte senso di ‘protezione’ delle posizioni lavorative) sia dagli impianti normativi e regolatori che i paesi decideranno di adottare.