Analytics e IoT spiegati alla mamma

«Come spieghereste tutta questa innovazione a mia mamma?». Non è una domanda che faccio a voi. È quella che ho fatto uscire dalla mia bocca davanti a due top del mondo IT (senza neanche troppa vergogna a dire il vero)

 

Quella del riuscire a raccontare in modo estremamente semplice, comprensibile al grande pubblico, concetti e informazioni complesse (ma non complicate!) è una dote davvero molto rara e preziosa. Io non ce l’ho. La mia “bella mammina” (come la chiamo io), per esempio, non mi capisce e le incomprensioni adolescenziali (e post) madre-figlia non c’entrano proprio nulla. Lei non mi capisce perché io parlo una lingua comprensibile solo a chi fa il mio stesso mestiere, non quello della giornalista ma quello della giornalista specializzata in IT. Il mio grande pubblico è in realtà molto piccolo (mi leggete in 4 o 5 lo so!).

Ma in questa straordinaria epoca di profondi cambiamenti sociali, spinti ed influenzati proprio dalla tecnologia, ha senso lasciare che la mia “voce” venga ascoltata solo da un pubblico di nicchia? Per certi versi – in realtà – la risposta potrebbe essere sì; se parlassi alla “bella mammina” di sistemi iperconvergenti non solo non capirebbe un accidenti ma con certezza quasi assoluta mi direbbe che non le importa un bel niente di “quei cosi”. Ma se le dicessi che il servizio di alert via sms della carta di credito – che a lei piace tanto – è in realtà parte di un sistema più ampio che riduce il rischio che le clonino la carta? E se le dicessi che con un braccialettino tipo il suo “fitness-track” potrebbe avere assistenza medica immediata in caso di bisogno? E ancora, se le dicessi che a breve potrà “ricostruire” tutta la storia di un cibo che mette in tavola semplicemente con il suo smartphone (che ha imparato ad usare benissimo in tempi record!)?

Di certo non capirebbe la tecnologia che c’è dietro (che è quello che devo spiegare io con il mio mestiere), ma a lei interessa davvero saperlo? La risposta è limpida e palese: no. Quello che le interessa sapere è cosa potrà fare lei con una tecnologia o che valore le porterà, indipendentemente da quale sia o quanto complicata possa esserlo “dietro le quinte”.

Mi perdo in queste riflessioni dopo un’intervista “doppia” fatta a due numeri uno di aziende del mondo ICT con i quali ho trascorso un piacevole pomeriggio parlando di Analytics e IoT e ripensando alle parole della PR prima dell’incontro: «sono stanca di parlare di queste cose al “solito pubblico di nicchia”, dobbiamo far diventare questi argomenti sexy e comprensibili a tutti», mi ha detto.
«Si va bè, anche io voglio uscire in copertina su Vogue», ho pensato di primo acchito.

Eppure, proprio durante l’intervista, tra le considerazioni più tecniche sullo stato dell’arte attuale di certe tecnologie e alcune fantasiose ipotesi di applicazione (qualche volo pindarico sul futuro lo abbiamo fatto lasciandoci un po’ prendere la mano), mi sono più volte ritrovata a pensare a quante incredibili opportunità si stanno creando per un pubblico molto più vasto rispetto a quello al quale sarebbero in realtà indirizzate certe soluzioni. Per esempio: uno dei temi che abbiamo toccato è proprio il connubio tra IoT e analisi dei dati quale nuova grande occasione per fare manutenzione preventiva sulle locomotive ferroviarie o sulla rete infrastrutturale, oppure all’interno delle smart grid per gestire con più efficienza la distribuzione dell’energia o dell’acqua.

Così, quasi incredula del fatto che tale domanda possa essere davvero uscita dalla mia bocca, ho chiesto a due amministratori delegati di grandi colossi dell’IT: «come spieghereste tutta questa innovazione a mia mamma?».

«Con il fatto che potremo ridurre lo spreco d’acqua, oggi bene molto prezioso e delicato; con il fatto che viaggeremo più sicuri; con la certezza che potremo godere di una efficace assistenza medica in tempo reale attraverso un’app sul telefonino; con la consapevolezza che rafforzeremo la lotta al crimine prevenendo le frodi…», mi hanno risposto.

Con il mio lavoro dovrò continuare a capire (prima di tutto!) e poi spiegare come “funziona la macchina” (in fondo diciamocelo tra “addetti ai lavori”, per fare queste cose servono pure i mainframe, lo storage e i sistemi iperconvergenti!), ma da questo incontro ho capito una cosa importante: è da “dietro le quinte” che posso vedere come la complessità tecnologica può trasformarsi in qualcosa di semplice, utile e persino divertente per le vite di tutti.

 

Così, per la cronaca “locale”, qui sotto c’è la “bella mammina” 🙂