Le 10 tecnologie del 2017: pochi mesi e vedremo ‘passi da giganti’

Avranno impatti significativi sulla politica, sull’economia, sulla medicina e la nostra cultura sociale. Parlo delle tecnologie di cui sentiremo molto parlare nei prossimi mesi. Alcune sono già tangibili e in uso, altre necessitano ancora di qualche anno per maturare, ma sarebbe meglio ‘tenerle d’occhio’.

 

Di analisi e ricerche su come le tecnologie cambieranno le nostre vite e influenzeranno discipline come l’economia, la politica o la medicina ce ne sono a migliaia. Ogni anno tutte le più grandi aziende mondiali, del settore Tech e non solo, commissionano o redigono studi di indagine più o meno estesi attraverso i quali tracciano i futuristici scenari ai quali tutti noi, come persone, cittadini, imprese, dovremmo prepararci. Tra le molteplici che ho letto in questi primi mesi del 2017 ho trovato un filo conduttore rappresentato dall’Intelligenza Artificiale (AI), all’interno della quale sono inevitabilmente ricaduti ambiti quali la Realtà Virtuale o Aumentata (VR/AR), di cui sentiremo senz’altro parlare moltissimo nei prossimi mesi ma che, forse, sono un po’ borderline rispetto all’AI. Un altro importante filone di indagine, comune a molte analisi dei ricercatori, riguarda l’Internet delle Cose (IoT) e le auto a guida autonoma; su quest’ultimo settore, in particolare, le aspettative sono elevatissime: secondo l’ultimo report della Ericsson, “The 10 Hot Consumer Trends for 2017 and Beyond” – giunto alla sesta edizione – il 65% del campione intervistato [7.138 utenti ‘avanzati’ nell’uso di Internet]  desidera già oggi possederne una e guardando queste auto dalla prospettiva dei pedoni, uno su quattro dice che si sentirebbe più sicuro se tutte le auto in circolazione fossero a guida autonoma. Pare non si dovrà attendere poi molto: Deloitte, come riportato nel suo studio sulle previsioni 2017 TMT (Technology, Media & Telecommunication) prevede che entro il 2022, migliaia di vite potranno essere salvate grazie alla diffusione di automobili dotate di sistemi di frenata assistita, i cosiddetti AEB – Automatic Emergency Braking.

Cercando di riassumere quanto riportato da questi studi, cui ho aggiunto anche l’analisi del report di IBM “5 in 5: five innovations that will change our lives in the next five years”, collegandoli ai ‘suggerimenti’ del MIT di Boston sulle tecnologie da ‘tenere d’occhio’, ho pensato fosse utile suddividere le dieci tecnologie di cui sentiremo molto parlare nei prossimi mesi in tre categorie: quelle di cui già oggi possiamo godere i benefici, quelle che potremo ‘toccare con mano’ nel breve periodo e, infine, quelle per le quali dovremo attendere un po’ di più, ma comunque tangibili in una decina d’anni.

 

Le tecnologie di ‘adesso’

1) Terapia genetica 2.0: la ricerca ha già permesso di superare le barriere della diagnosi e del riconoscimento delle malattie rare ereditarie grazie all’avanzamento degli studi sul genoma umano. Ma questo è solo il primo passo di quello che già oggi iniziamo ad intravedere sul fronte della medicina basata sul Dna. Moltissimi ricercatori sono impegnati nello svolgimento di test clinici per studiare l’applicazione di terapie genetiche su circa una cinquantina di malattie (tra i quali anche un’italiana, la scienziata pediatrica  Maria Grazia Roncarolo, che ha guidato i primi esperimenti di terapia genica in Italia e oggi lavora presso la Stanford University) ma il passo successivo potrebbe essere quello di estendere le terapie genetiche anche per malattie più comuni come il morbo di Alzheimer, il diabete, l’infarto e il cancro. Secondo il genetista Harvard George Church, “un giorno, tutti saremo in grado di sfruttare la terapia genica per combattere gli effetti dell’invecchiamento”.

 

2) Pagamenti ‘facciali’: utilizzare la propria faccia come metodo di autenticazione e pagamento è già una pratica reale in Cina. Le tecnologie di riconoscimento facciale sono oggi ad un buon livello di maturità, sono affidabili e hanno dimostrato di essere un valido strumento come autorizzazione di transazioni di pagamento. Baidu ed Alibaba le stanno già usando con successo.

 

3) Immagini a 360 gradi: se siete dei fruitori di social networks, Facebook in particolare, non troverete nulla di nuovo in queste due righe di spiegazione. La tecnologia che ha permesso di realizzate dispositivi in grado di immortalare immagini a 360 gradi sta cambiando le modalità con le quali gli utenti (e i brand aziendali!) ‘raccontano’ le loro storie sui canali digitali. Il New York Times e l’agenzia Reuters usano fotocamere di questo tipo per ‘documentare’ tutto il panorama e lo scenario entro il quale si ‘costruisce’ una informazione. Samsung e Ricoh sono due delle aziende da ‘tenere d’occhio’.

4) Botnet nelle ‘cose’ intelligenti: il 2017 è l’anno di esplosione dell’IoT (in Italia l’accelerazione arriverà anche dal Piano Nazionale Industria 4.0) e con esso crescono anche i problemi di sicurezza. I botnet ai quali ci siamo quasi abituati non risiederanno più solo nei computer ma in tutti gli oggetti connessi alla rete (sensori, gateway, device… fino ai piccoli elettrodomestici di casa) e diventeranno l’elemento attraverso il quale, purtroppo, vedremo l’evoluzione della cyberwar mondiale.

 

Le tecnologie di un ‘domani’ molto vicino

1) Camion a guida autonoma: se le auto a guida autonoma sono già sulle nostre strade, per vedere i camion dovremo attendere ancora qualche tempo (5-10 anni). Ci sono aziende come Volvo che stanno investendo molto su questo fronte, sul quale si aprono però inevitabili ‘discussioni’ sociali per gli impatti che la tecnologia potrebbe avere su migliaia (milioni, se pensiamo al fenomeno a livello mondiale) di camionisti che oggi circolano sulle strade impegnati nel loro lavoro.

 

2) Reinforcement Learning: deriva dal Deep Learning e lo abbiamo conosciuto grazie ad AlphaGo, l’algoritmo sviluppato da DeepMind (startup britannica acquisita nel 2014 da Google) che ha battuto uno dei più abili giocatori mondiali di Go auto-apprendendo e migliorando se stesso ad ogni partita. Questo tipo di algoritmi, nel giro di un paio d’anni, diverranno l’anima software delle auto a guida autonoma e dei robots che potrebbero, per esempio, essere in grado di afferrare oggetti mai visti prima ‘semplicemente’ mettendo a segno l’apprendimento ed il ‘ragionamento’ (calcolando la soluzione in base a ciò che hanno appreso precedentemente).

 

3) Quantum computing: IBM, Microsoft, Google, Intel e QuTech, questi i nomi dei player che nell’arco di 4-5 anni potrebbero portare a compimento la realizzazione di un primo computer quantico superando i limiti attuali legati alla ricerca dei materiali necessari a ‘stabilizzare’ i quanti ed al raffreddamento dei sistemi durante i processi di calcolo.

 

4) Atlante delle cellule umane: come siamo ‘fatti’ davvero? Tra meno di 5 anni potremmo saperlo grazie ad un vero e proprio atlante del corpo umano, un ‘mega-catalogo’ di ogni singola cellula umana grazie al quale sarà possibile accelerare la scoperta e la sperimentazione dei farmaci, accelerando così il trattamento di malattie poco conosciute o per le quali oggi sono necessari mix di farmaci sperimentali.

 

 

Le tecnologie del futuro (non troppo lontano)

1) Chip cerebrali per tornare a camminare dopo una paralisi: lo sviluppo delle nanotecnologie (in particolare dei chip neuromorfici), unito ad una più ampia conoscenza medica del funzionamento del cervello umano e di come ‘comandi’ il movimento degli arti, hanno accelerato la ricerca pratica grazie alla quale si è arrivati alla creazione di chip cerebrali che consentono, oggi, ad una scimmia di riprendere a camminare dopo una paralisi provocata da un danno alla spina dorsale. Per poterne vedere gli ‘effetti’ sull’uomo dovremo attendere ancora tra i 10 ed i 15 anni.

(Nella foto: Chip created by Grégoire Courtine, Director of Laboratory of EPFL – Swiss Federal Institute of Technology, Lausanne)

 

2) pannelli solari di nuova generazione: l’utilizzo della luce e del calore solare come fonte di energia ha raggiunto da tempo il suo livello di maturità ma la ricerca nel campo della tecnologia dei materiali permetterà ulteriori passi in avanti, per esempio grazie allo sviluppo di celle o dispositivi fotovoltaici che permetteranno di catturare più energia solare. Alcuni scienziati del MIT stanno, per esempio, lavorando ad un dispositivo chiamato “photon recycling”. Si tratta di un dispositivo basato su nanotubi in carbonio e cristalli fotonici per assorbire tutti i fasci di luce solare – e non solo quelli rossi-viola catturabili ora con le celle solari in silicio – permettendo di produrre più energia migliorando al contempo l’efficienza del sistema. Stando ai ricercatori del MIT ci vorranno circa 10-15 anni per poter affinare la ricerca e sviluppare i primi prodotti.