Industria 4.0 a portata di PMI (delucidazioni su incentivi e sgravi fiscali)

Smart manufacturing, IoT, Big Data Analytics, Augmented Reality… ma secondo voi, la piccola e media impresa italiana ci capisce qualcosa?

 

Industry 4.0 Infographic – by Depositphotos

 

“Il successo del piano Industria 4.0 [presentato lo scorso ottobre dal Governo Renzi al Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda] dipenderà dal livello di adozione degli strumenti messi a disposizione delle aziende italiane per dotarsi di soluzioni tecnologiche”.

Sono decisive le parole di Calenda, il concetto è molto chiaro: possiamo parlare di Industria 4.0 quanto vogliamo ma, se le aziende italiane non approfitteranno del Piano Nazionale e degli incentivi previsti per aumentare la spesa in adozione tecnologica e in ricerca e sviluppo, saranno i fatti a dimostrare il livello di innovazione del nostro paese.

Suona come una minaccia, vero? Potrebbe esserlo, in effetti, considerando il ritardo con il quale, rispetto ad altri paesi come Germania e Francia, ci siamo mossi su questi temi. Minaccia che tuona ancor più intensamente se pensiamo al nostro tessuto imprenditoriale e alle difficoltà che le piccole e medie imprese incontrano mediamente nell’affrontare percorsi di innovazione e cambiamento.

Da un punto di vista di comunicazione incentivante l’Italia è partita alla grande con l’Industry 4.0, parola chiave cavalcata per lo più dal mondo dell’informatica aziendale che tra IoT, Big Data Analytics, Smart manufacturing, Augmented Reality, 3D Printing e via dicendo si è sbizzarrita riempiendo spazi web, social e pagine di quotidiani e riviste. Ma secondo voi, i piccoli imprenditori ci hanno capito qualcosa? E i professionisti come periti e commercialisti (che dovrebbero aiutare le aziende ad investire in tecnologia) sanno come muoversi?

Per fortuna, si sta ‘correndo ai ripari’ e proprio il Ministero dello Sviluppo Economico ha rilasciato pochi giorni fa ‘le linee guida’ del Piano Nazionale Industria 4.0 facendosi promotore di una vasta campagna di comunicazione e informazione il cui obiettivo è proprio ‘fare chiarezza’, soprattutto su come funzionano gli incentivi per le imprese e come possono beneficiarne.

Di seguito, provo a dare una ulteriore semplificazione del documento rilasciato dal Ministero (scaricabile qui):

 

INVESTIRE PER CRESCERE

Perché il Piano Nazionale Industria 4.0 possa concretizzarsi bisogna incentivare le aziende a fare investimenti in tecnologia che le aiuteranno ad innovare, crescere e competere meglio; per incentivare le aziende ad investire si deve intervenire a livello governativo con agevolazioni e sgravi fiscali.

Queste le misure previste (che tecnicamente sono deduzioni extra contabili, cioè variazioni della base imponibile su cui calcolare le imposte che va a diminuire per permettere alle aziende di pagare meno tasse):

1) iperammortamento: è una supervalutazione del 250% per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, in particolare per l’acquisto o il leasing di beni che favoriscono i processi di trasformazione tecnologica e/o digitale in chiave Industria 4.0

2) superammortamento: si tratta della proroga della supervalutazione del 140% degli investimenti in beni strumentali nuovi acquistati o in leasing già prevista dalla Legge di Bilancio del 2016; la nuova Legge di Bilancio del 2017 ne prevede la proroga, l’estensione degli incentivi anche per l’acquisto di beni immateriali (come software e sistemi informatici) ma esclude tali agevolazioni fiscali alle auto ed ai mezzi aziendali di uso ‘promiscuo’ (cioè di non esclusivo utilizzo per attività aziendali)

 

CREDITO ALL’INNOVAZIONE

Nel Piano Nazionale si parla anche di ‘sostegno’ alle aziende nell’accesso al credito con interventi che hanno come obiettivo facilitare le richieste di finanziamenti bancari per le imprese che vogliono fare investimenti in nuovi beni strumentali, macchinari, impianti, attrezzature di fabbrica a uso produttivo e tecnologie digitali (hardware e software). L’intervento è noto come ‘Nuova Sabatini’ e si concretizza come segue:

1) parziale copertura degli interessi bancari per investimenti tra i 20mila e i 2milioni di Euro (concessi da istituti

bancari convenzionati con il Mise) attraverso un piano di ammortamento convenzionale di 5 anni con un tasso di interesse tra il 2,75% ed il 3,57%;

2) accesso prioritario al Fondo centrale di Garanzia per le PMI (fino ad un massimo dell’80% del finanziamento), che significa maggiori possibilità per le imprese di essere finanziate dagli enti creditizi/bancari e di poter quindi fare investimenti per la propria azienda.

 

RICERCA E SVILUPPO CON IL CREDITO D’IMPOSTA

Un altro fondamentale tassello per il successo del Piano Nazionale Industria 4.0 riguarda lo stimolo ad una maggiore spesa privata in attività di ricerca (condizione oggi imprescindibile non solo per innovare processi e prodotti ma per migliorare e garantire la competitività delle nostre aziende anche nel futuro).

Le linee guida attraverso le quali si cercherà di ‘incoraggiare’ le PMI italiane ad investire sono molto chiare a riguardo:

1) credito d’imposta del 50% su spese incrementali in ricerca e sviluppo, riconosciuto fino a un massimo annuale di 20 milioni di €/anno;

2) il credito d’imposta può essere utilizzato anche in caso di perdite in bilancio ed a copertura di un ampio insieme di imposte e contributi;

3) l’agevolazione riguarda tutte le spese relative a ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale (tra le quali figurano anche le spese per l’assunzione di personale altamente qualificato e tecnico, i contratti di ricerca con le Università e gli Enti di Ricerca, nonché le spese di ammortamento di strumenti e attrezzature di laboratorio o per l’accesso a competenze tecniche);

4) la misura sarà applicabile a tutte le spese sostenute nel triennio 2017-2020.

 

Per favorire ulteriormente l’innovazione nel Piano si citano altre due forme di incentivazione:

1) Patent Box: riduzione delle aliquote IRES e IRAP del 50% dal 2017 in poi, sui redditi d’impresa connessi all’uso diretto o indiretto (ovvero in licenza d’uso) di beni immateriali (brevetti industriali, marchi registrati, disegni e modelli industriali, know how e software protetto da copyright);

2) StartUp e PMI innovative: incentivi agli investimenti in capitale di rischio con detrazione IRPEF (per investimenti fino a 1 milione di euro) o deduzione dell’imponibile IRES (fino a 1,8 milioni) pari al 30%, nonché accesso gratuito, semplificato e prioritario al Fondo di Garanzia per le PMI.

 

Infine, nel documento con le linee guida per le aziende, c’è un ampio capitolo dedicato al tema della competitività con la descrizione dettagliata, anche in questo caso, degli strumenti messi a disposizione dal Governo. Ecco di cosa si parla:

– fondo di garanzia per ampliare le possibilità di credito;

– Ace (aiuto alla crescita economica) per potenziare il capitale in impresa;

– Ires, Iri e contabilità per cassa, interventi per liberare risorse;

– salario di produttività (il cui obiettivo è incrementare il salario per recuperare produttività).