e-Commerce a rischio: utenti Internet sempre più preoccupati per la loro privacy

La mancanza di fiducia è una delle ragioni principali da parte di coloro che non vogliono fare acquisti online. Lo rivela l’indagine Ipsos condotta con il Cigi – Centre for International Governance Innovation in collaborazione con Unctad, United Nations Conference on Trade and Development, e The Internet Society

 

Le continue notizie sulle violazioni degli account e dei dati personali a seguito di massive attività di hacking – che non risparmiamo nemmeno i ‘grandi eventi’ internazionali come le elezioni politiche dei paesi occidentali – stanno impattando negativamente sulla fiducia degli utenti che navigano in Internet, con conseguenze dirette sull’intera economia digitale che ne risulta ostacolata.

A mostrare il quadro poco roseo è Unctad, United Nations Conference on Trade and Development, che questa mattina a Ginevra, in occasione della E-Commerce Week, ha presentato i risultati dell’indagine 2017 CIGI-Ipsos Global Survey on Internet Security & Trust (realizzata da Ipsos e Cigi – Centre for International Governance Innovation tra dicembre 2016 e marzo 2017 su un campione di oltre 24.200 utenti – distribuito in 24 paesi, tra i quali anche l’Italia – che navigano regolarmente in Internet ) dai quali si desume che, in tema di privacy, a preoccupare maggiormente gli internauti sono i cybercriminali (82%), le compagnie Internet, ossia i grandi colossi del web come Google, Amazon, Facebook, solo per citare alcuni nomi noti (74%), ed i governi (65%).

 

Figura 1: le principali preoccupazioni degli internauti (fonte: 2017 CIGI-Ipsos Global Survey on Internet Security & Trust) www.cigionline.org/internet-survey

 

Tra coloro che dichiarano di non avere fiducia nell’online, in generale, le ragioni risiedono nella convinzione che Internet non sia sicuro (65%) e non sia affidabile (40%), dati a cui si aggiunge un bel 29% di utenti che pensa che Internet sia sotto il controllo di una piccola élite di multinazionali.

 

Figura 2: le ragioni di coloro che si dicono ‘preoccupati’ nella navigazione in Internet (fonte: 2017 CIGI-Ipsos Global Survey on Internet Security & Trust) www.cigionline.org/internet-survey

 

 

Gli effetti sull’e-commerce

“La linfa vitale di Internet è la fiducia e quando questa viene meno le conseguenze per l’economia digitale sono quasi irreparabili”, ha detto il Direttore del programma e la politica di sicurezza globale del Cigi, Fen Osler Hampson. “I risultati di questo sondaggio globale offrono uno scorcio sul perché i politici dovrebbero preoccuparsi maggiormente della protezione dei dati e della privacy dei propri cittadini e perché il legame tra la fiducia degli utenti e la salute di e-commerce è così debole”.

Sul fronte e-commerce, infatti, sebbene la ‘popolazione’ di coloro che non ha mai fatto acquisti online sia solo il 22% del campione preso in esame (il 47% fa acquisti online almeno una volta al mese, il 23% da due a cinque volte al mese ed il restante 8% più di cinque volte al mese), è ancora una volta la fiducia l’elemento principale di freno: il 49% di chi non fa acquisti online dice di non fidarsi (di Internet e dello shopping online) ed il 25% dice di aver sentito solo ‘brutte esperienze’ riguardo allo shopping online.

 

Figura 3: le ragioni di coloro che non vogliono effettuare shopping online (fonte: 2017 CIGI-Ipsos Global Survey on Internet Security & Trust) www.cigionline.org/internet-survey

 

 

Tra i più fiduciosi, che comunque rappresentano un bel 78%, emerge però un dato molto interessante: il 55% del campione ha dichiarato che “preferisce acquistare beni e servizi online prodotti ed erogati dal proprio paese di appartenenza”, un contro-effetto della globalizzazione davvero curioso che porta alla ribalta l’importanza della localizzazione.

 

Alcuni interessanti dati di dettaglio  

Guardando i risultati specifici per singolo paese, emergono alcune singolari evidenze che vi riassumo:

1) gli americani non si fidano del proprio governo: tra i paesi nei quali gli internauti hanno identificato il governo e le istituzioni come una delle principali cause di preoccupazione per la propria privacy figurano gli Stati Uniti, al terzo posto della classifica dopo Polonia e Messico, cui seguono Corea del Sud, Turchia e Nigeria;

2) la propensione ai pagamenti online via mobile è più elevata nei paesi emergenti: Giappone, Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Italia, Germania e Francia sono in fondo alla lista di quei paesi dove è stata presa in esame la propensione ai pagamenti online, soprattutto da smartphone. Tra i paesi più inclini a tali abitudini figurano l’Indonesia, la Cina e l’India. In questo caso la ‘densità’ di popolazione non ha alcuna incidenza perché i campioni presi in esame prevedevano un panel di 1000 intervistati per ciascun paese; è curioso quindi che in un paese come il nostro, che figura al secondo posto nel mondo per possesso ed utilizzo degli smartphone, i pagamenti via mobile fatichino in realtà a decollare.

3) i tunisini preferiscono i prodotti locali: tra i paesi che hanno dichiarato di preferire beni e servizi provenienti dal loro paese di appartenenza, svetta in cima alla classifica la Tunisia, seguita da Corea del Sud, Giappone e Germania. L’Italia sta al decimo posto. Ma non eravamo quelli della difesa impavida del “made in Italy”?

 

Figura 4: i tunisini difendono i proprio beni e servizi meglio degli italiani (fonte: 2017 CIGI-Ipsos Global Survey on Internet Security & Trust) www.cigionline.org/internet-survey