Dai wearable device agli implementable device: saremo tutti cyborg?

cyborg

 

Protesi e impianti medici fanno ormai parte della nostra vita quotidiana – conosciuti come implantable device – ma non hanno nulla a che vedere con la nuova frontiera degli implementable device: dispositivi, sensori, nano tecnologie che presto verranno “implementate” nel corpo umano come se questo fosse il contenitore hardware da far evolvere e rendere più abile e intelligente

 

Indossare una tecnologia sarà obsoleto

Tra pacemaker, impianti dentari e protesi varie (mediche ma anche estetiche) gli implantable device hanno ormai raggiunto la piena maturità (il che non si traduce affatto con un arresto della loro evoluzione medico-tecnologica!). Negli ultimi anni i wearable device hanno avuto un grande boom (sia come sviluppo tecnologico sia come adozione di massa), soprattutto nell’ambito di Sport e Benessere ma anche sul fronte della Salute o della Sicurezza delle persone e dei lavoratori. All’orizzonte inizia ora a farsi strada l’idea (e non solo) degli implementable device: dispositivi e sensori che vanno ben oltre l’indossabilità e che vengono impiantati nel corpo umano con l’obiettivo di aumentarne le capacità.

Guardando agli implementable device in quest’ottica, il corpo umano diventa il contenitore hardware di una serie di nano tecnologie (hardware e software) destinate ad aumentare e potenziare le capacità, le funzionalità e l’intelligenza umane.

Per fare un esempio concreto, un implementable device potrebbe essere rappresentato da un micro processore impiantato nel cervello umano che, connesso in Internet e ad ambienti cloud, consentirebbe alle persone di accedere ad una quantità di informazioni potenzialmente infinite e di “processare” e analizzare dati ad una velocità inimmaginabile per il cervello biologico.

Dai cyborg al transumanesimo il passo è breve

Per ora, sono due i cyborg che conosco personalmente: uno, Neil Harbisson, si è fatto impiantare un’antenna nella testa; l’altro, David Orban, ha un chip NFC impiantato nel braccio. Il primo è un’artista affetto da una rara malattia, il secondo è un docente della Singularity University. Entrambi credono nel potere e nel valore delle tecnologie esponenziali, tra le quali quelle che saranno in grado di aumentare le capacità umane, ampliare i nostri sensi, espandere la nostra intelligenza.

In altre parole, entrambi credono nella teoria del cosiddetto transumanesimo, ossia una nuova fase dell’evoluzione dell’uomo dove scienza e tecnologia diventano le basi per l’aumento delle capacità fisiche e cognitive umane con l’obiettivo di migliorare gli aspetti della condizione umana; l’homo sapiens, in questa evoluzione, non sarebbe il prodotto finale ma uno degli anelli primordiali di una nuova era evolutiva dove l’uomo si presenta come cyborg.

 

Viene immediatamente da chiedersi se alla fine diventeremo tutti come il Maggiore Mira Killian?